lunedì 21 maggio 2012
Per questo disegno d'amore...
domenica 25 marzo 2012
Assemblea di condominio

Il branco condominiale prima latra, poi minaccia di mordere. Mandargli l'ufficiale giudiziario al campanello, che faccia un giro nell'appartamento e pignori il salotto. O la macchina.
giovedì 8 marzo 2012
Il parroco che sapeva tutto

È una storia che avrebbe potuto ispirare Alphonse Daudet. Angéline la racconta come una favola per farci sorridere. Tutti i dettagli sono inventati perché l'essenziale è assolutamente autentico. I fatti si sono svolti in Francia, quest'anno.
È un paese come ce ne sono a migliaia; una grossa borgata, con la caserma dei carabinieri, la scuola media e il supermercato, due farmacie e tre panetterie, e due bar, uno dove si gioca la schedina e l'altro che dispone i suoi tavolini in piazza sotto i platani. In primavera, sembra di essere in paradiso e in estate l'aria diventa così asciutta e calda che bisogna proprio rinfrescarla con il pastis servito con l'accento tipico del posto.
Ah, dimenticavo la cosa fondamentale... almeno nella mia storia: la nostra chiesa, una bella chiesa grande, piazzata lì da secoli. Oggi c'è rimasto solo un parroco, per noi e per tutti i paesi dei dintorni.
Allora, il parroco vive metà del tempo in automobile. Nel tempo che gli resta incontra tutte le persone che si occupano della parrocchia, le signore che fanno il catechismo, che visitano gli anziani alla casa di riposo, che preparano i funerali, i battesimi, i matrimoni, che mettono i fiori davanti all'altare, che spolverano i banchi... No, esagero, non ci sono solo delle signore, ci sono anche alcuni signori. Ad esempio, c'è Jacques, l'ex professore di musica della scuola media, che fa cantare tutti durante la messa.
Quell'uomo è una persona molto brava, solo che... Solo che la sua vita non è stata molto semplice. Prima di tutto, ha sposato una ragazza, che un bel giorno se n'è andata lasciandogli un bimbo di tre anni. Poi si è innamorato di una professoressa di matematica molto carina. Venticinque anni e tre figli dopo, è subentrata la noia e l'amore se n'è andato. Siccome di figli a casa non ce n'erano più, hanno divorziato promettendosi di restare amici, e così hanno fatto. Pensava che il suo cuore fosse troppo vecchio per innamorarsi ancora, quando ha incontrato Bénédicte, una vedova tutta dolcezza e delicatezza, e dotata di una voce splendida. Bénédicte, come dice il suo nome, era una benedizione. Ed è stata lei a riportarlo a Dio... e alla Chiesa, ed è così che è diventato il direttore del coro della parrocchia.
Allora, quello che vi ho raccontato risale a quando c'era il vecchio parroco, un bravo parroco, un po' obeso, riconoscibile per la sua polo da parroco; uno del posto, che usava spesso la parlata locale per raccontare le storie del Vangelo come se si fossero svolte sulla collina vicina. Ahimé, il nostro buon parroco era troppo vecchio, allora il vescovo ce ne ha mandato uno nuovo nuovo, stretto nel suo colletto nero. Un bel giovanotto dalle idee chiare quanto i suoi occhi, che sa stirarsi le camicie e non ha bisogno di mettersi delle polo.
Il nostro nuovo parroco è un modello recente ben attrezzato. Ha studiato a lungo, e quindi sa tutto, quello che bisogna fare e quello che non bisogna fare. Così, risparmia molto tempo, perché non ha bisogno di ascoltare, solo di dire quello che bisogna fare.
Ad esempio, ha detto alla vecchia Geneviève, una maestra in pensione che non fa mai errori di ortografia, che ormai si sarebbe occupato lui del giornalino parrocchiale, perché con il suo computer si fa in fretta. E così è toccato a lui fare le fotocopie, il che è un po' lungo, perché la fotocopiatrice si surriscalda e bisogna sempre aspettare un po' dopo ogni tiratura di venti copie. Perché vi racconto tutto questo? Per mostrarvi che a volte ci sono segni della Provvidenza in tutte le piccole cose. Vedrete!
Allora, il nostro buon Jacques, che aveva creduto che il suo cuore fosse troppo vecchio, si era sbagliato di una decina d'anni. Ma una sera aveva portato la mano al petto, aveva barcollato ed era morto per una crisi cardiaca prima dell'arrivo dei soccorsi.
Lettori e lettrici, non piangete, non rattristatevi: non aveva forse avuto una bella vita l'amico
Jacques? Aveva amato molto ed era stato ricambiato. Nessuno dubitava che Dio lo avrebbe accolto a braccia aperte e che avrebbe potuto unire la sua voce a quella dei beati e degli angeli. Beh, dire nessuno... forse è troppo. Il nostro nuovo parroco, lui, sapeva che quel Jacques lì era un peccatore, che aveva divorziato due volte e viveva da adultero con una terza donna. Quindi, era assolutamente escluso che potesse venir celebrato per lui un funerale da buon cristiano. Questione non negoziabile!
Non vi ripeterò le parole che sono state dette. Sapete, in questo paese, non abbiamo peli sulla lingua. Ma neppure dopo essere stato apostrofato con i più fantasiosi epiteti tratti dal regno animale, il giovanotto non demordeva e nessuno poteva obbligarlo a fare ciò che non voleva. È a questo punto che la mia storia comincerà a divertirvi!
Ah, non vuole farlo, si dissero i parrocchiani furenti, adesso vedremo...
Perché dovete sapere che il signor parroco nuovo aveva già acquisito una serie di abitudini e tutti i venerdì mattina si occupava del “suo” giornalino parrocchiale, e con la vecchia fotocopiatrice gli ci voleva tempo. Il fatto è che la fotocopiatrice è installata nel presbiterio, in uno stretto sottoscala, che ha una porta con una chiave, una chiave che sta all'esterno, perché quella porta deve essere chiusa.
Il signor parroco è stato inflessibile su questo punto: “Questo presbiterio è aperto ai quattro venti! D'ora in poi, le porte dovranno essere chiuse!” Allora, quella mattina, qualcuno ha eseguito gli ordini... e ha chiuso la porta! E, casualmente, era proprio la mattina del funerale di Jacques. Chissà com'è successo, quando il carro funebre è passato davanti alla chiesa, ha rallentato come per salutarla un'ultima volta a nome
di Jacques... e poi, alla fine, si è fermato. I giovanotti delle pompe funebri, bravi ragazzi del paese, hanno preso la bara per offrire a Jacques un ultimo giro, un arrivederci. E, per caso, in chiesa, c'erano gli amici di Jacques, che si erano riuniti per pregare per lui! Gli amici, i figli, i nipoti, le donne che aveva amato, i suoi ex alunni, i suoi amici professori... E dato che Jacques era lì, ne abbiamo approfittato per ringraziare il buon Dio di averci fatto conoscere una persona buona come Jacques, e per pregarlo di dargli un bel posto nel suo paradiso... Abbiamo riso e pianto e perfino la sua prima moglie ha detto che era l'uomo più gentile che lei avesse incontrato nella sua vita grama.
E, per finire, abbiamo tutti seguito il carro funebre al cimitero.
E quando siamo tornati, oh santo cielo! Abbiamo scoperto che qualcuno, sbadatamente, aveva chiuso il sottoscala delle fotocopie, chiudendovi dentro il signor parroco. Ma poverino! Gli abbiamo detto che eravamo proprio desolati, che avevamo solo applicato le sue consegne: chiudere le porte a chiave.
Non vi nascondo che era molto, ma veramente molto arrabbiato, soprattutto perché aveva visto il carro funebre. Quando ha urlato che non avevamo il diritto, Geneviève, benché sia una donnina minuta, si è alzata sulla punta dei piedi e gli ha puntato sul naso un dito minaccioso di maestra elementare dicendo: “Ah, signor parroco, non dica così; che le piaccia o no, i cristiani non si seppelliscono come i cani. Questa chiesa è nostra, non sua. Sono i nostri antenati che l'hanno costruita, allora non è un signorino appena uscito da scuola che può insegnarci quello che abbiamo il diritto di fare o di non fare.” Ha girato i tacchi ed è tornata ad occuparsi delle sue rose.
E il signor parroco nuovo, dagli occhi chiari come le sue idee, è salito furente a casa sua facendo i gradini quattro a quattro. E nessuno sa quando ne ridiscenderà.
in : www.finesettimana.org
***
sabato 18 febbraio 2012
Sant'Antoni del purcell

Leggo:
“Domenica 15 gennaio a XXX, come è consuetudine, si è festeggiato solennemente il compatrono S. Antonio Abate, molto amato dalla popolazione. E’ stato venerato nella S. Messa delle ore 11,00 sostenuta dal Coro Parrocchiale diretto dal Maestro XXX e, terminata la celebrazione, i parrocchiani si sono stretti attorno a molti tavoli imbanditi per degustare la “cassoeula” , sapientemente cucinata da un’equipe di cuochi sopraffini, “quelli della rosticceria di Cascina Santa Cotica”!!!
Tutta
Presso il Centro XXX, dove è terminata la processione accompagnata dalla Banda di XXX, è stato acceso il falò che tanto entusiasma grandi, “molto grandi” e piccini che, tutti insieme hanno apprezzato le ottime frittelle, preparate ovviamente dalla già rinomata cucina parrocchiale”.
È un ritaglio di bollettino parrocchiale in terra di Brianza.
Non so se ridere o piangere di fronte a questo ingenuo impasto di idolatria e culinaria, per cui il “manifestare l’orgoglio di una fede così concretamente vissuta” alla fin della fiera sembra tradursi nel mettere le gambe sotto un tavolo per addentare il maiale fumante, prima d'aver portato a spasso per il paese la statua del santo di turno.
Davvero penso che ognuno debba poter credere come vuole, e come può. Certo è che con questo tipo di approccio, tra fumi d’incenso e di rosticceria, la vita del ghiotto devoto probabilmente filerà via liscia come l’olio per molti e molti anni, colesterolemia permettendo.
Le cose andranno diversamente quando, in nome della medesima fiducia nell’evangelo, il pio devoto si trasformi in credente e voglia testimoniare almeno qualche aspetto della radicalità richiesta da Gesù ai suoi: sedere a mensa con i rifiutati, parteggiare per gli esclusi, chiamare pane il pane e vino il vino di fronte alla violenza e al sopruso. Guardarsi dal blandire il potere, persino quello religioso, ma desiderare soprattutto la giustizia nei confronti dell’orfano e della vedova.
Facile allora che per lui si faccia buio su tutta la terra. E che persino la banda taccia.
***
martedì 27 dicembre 2011
Ma più lungo di tutti ce l'ha il papa

L’albero di Natale, dico.
Pare che Obama se ne sia fatto installare uno di otto metri, sotto il quale raccogliere la famiglia mulino bianco a cantare Silent Night. Sull’altra sponda dell’Atlantico, la regina Elisabetta dal ’52 addobba personalmente la conifera più alta di palazzo Buckingham, con il principe consorte sotto, a tenerle la scala. Quindici metri in tutto e mezzo quintale tra palle e palline multicolori.
E dunque il record par proprio che anche quest’anno spetti al Vaticano: un enorme abete, rosso (pour faire pendant con la porpora curiale), alto trenta metri e proveniente dalla foresta della Transcarpazia, di cui sino a ieri nessuno aveva mai sentito parlare e dove vegetava felice da ben sessant’anni.
Tutto si sarebbe aspettato il povero albero tranne che finire imballato e spedito alla corte ingessata del papa di Roma, che, peraltro, non perde occasione per tessere le lodi all’opera somma del Creatore, richiamando ad ogni fiato la sacralità della vita, l’impareggiabile splendore della natura, il sommo rispetto che le è dovuto, ecc ecc… E poi? Un brutto giorno, in un angolo dimenticato del pianeta, mentre nessuno ascolta e vede, un lavoretto di sega elettrica nemmeno tanto complicato e un viaggio di
Che obelischi, campanili, torri, antenne e persino gesti come il saluto romano costituiscano altrettanti simboli fallici non è mistero. La storia e le piazze d’Italia ne sono piene. E se nel cristianesimo il legno richiama la croce di Cristo, l’albero come fallo universale è simbolo molto più antico e presente come tale probabilmente in tutte le culture. Ma a preoccupare non è tanto la veniale concessione sincretistica finita con disinvoltura fra gli addobbi natalizi di piazza San Pietro; piuttosto, in ambito cristiano, rattrista la ricerca dell’enorme, l’ostentazione ancora oggi di ciò che è grandioso. E la necessità comunque di una qualche vittima sacrificale.
Gli aborigeni australiani in certe danze iniziatiche tirano fuori la lingua in tutta la sua lunghezza – organo non scevro da connotazioni sessuali – allo scopo di intimidire gli avversari. E certi primati (stando all’etologia) per ottenere il dominio sul gruppo e il consenso della sua parte femminile, nell’atto di iniziare la lotta mostrano sfacciatamente i genitali ai concorrenti. Vince chi ce l’ha più grosso. Salvo imbarazzanti eccezioni, dove magari un pistolino da nulla prevale con l’astuzia su contendenti ben più accreditati e certamente meglio attrezzati.
Più che della buona notizia delle cose minime, al credente o al semplice visitatore, il colossale albero di Natale narra di questioni legate allo sfarzo del potere. E lo sforzo di trasferirgli un sempreverde di tali dimensioni sotto casa, nonché la sua lenta inutile agonia, si sarebbero potuti evitare qualora Benedetto avesse osato, contro qualsiasi tradizione, dare maggior credito al suo stesso magistero in materia di ecologia.
***
giovedì 17 novembre 2011
La pace dei sensi

La Comunità
L’organizzazione è precisa. Tutto gira che è una meraviglia. Mansioni, funzioni, responsabilità più o meno di facciata. Ci sono gruppi in tutte le salse, programmi il più delle volte eccessivi e spazi extra-large per un’utenza sempre più ridotta nel numero. Il carrozzone cammina, l’oliatura è perfetta, sotto la regia di un Direttivo rigorosamente in clergy-man.
A ben guardare però,
In questo tempo feroce, di quanta cura ci sarebbe bisogno, di quanto ascolto, sostegno. “Vicinanza di case” – questo il senso etimologico del termine “parrocchia” – convivio spirituale: ecco cosa dovrebbe essere una comunità cristiana. Che prima ancora è comunità umana, di scambio vicendevole, di ricerca comune, di reciproco affetto. Oppure non è affatto ciò che pretende di essere.
***
sabato 15 ottobre 2011
Piccoli miscredenti crescono

Impressiona invece l’indifferenza – per non dire l’ostilità – nei confronti del cattolicesimo e di tutto quello che lo rappresenta, manifestata da quanti han già deciso più o meno consapevolmente di rompere con il proprio ecclesiale passato prossimo.
Per rendersi conto della questione, basta farsi un giro tra i profili facebook e spulciare le info di giovanotti imberbi e signorine dal trucco improvvisamente pesante, che fino a ieri avevano affollato le aule di catechismo e servito messa cantata. Alla voce “orientamento religioso” non è raro che l’ex-chierichetto sottolinei graniticamente: “Ateo”.
Poveretto, come lo capisco! Con tutte le genuflessioni e gli inchini che gli toccava fare ad ogni minimo spostamento sull’altare, per anni ha soltanto messo a rischio la salute della propria colonna cervicale; mentre del gusto, della bellezza e soprattutto della libertà del vangelo non c’era ombra. Tanto che ora non se ne scorge traccia alcuna. E tutto quell’indottrinamento senz’anima propinato ad opera di anime bene intenzionate quanto devote alla causa del cattolicesimo, in lustri di cosiddetta formazione cristiana, ha ottenuto il solo scopo di farlo scappare a gambe levate appena possibile, il più lontano che potesse.
E così, appeso al chiodo il turibolo ormai spento, quel che prende forma nel cuore e nella mente del povero ateo-cresimato è una rivolta feroce verso tutto quello che si riferisce alla religione; un tuffo disperato in un privato abitato da idoli, qualche volta persino più innocenti del dio buono ma perennemente accigliato, adirato col mondo e nemico del corpo, che gli hanno insegnato ad amare ma soprattutto a temere. La cui immagine ambivalente ha finito per allontanarlo, forse irrimediabilmente, da una duratura e liberante ricerca del volto di Dio in Gesù di Nazaret.
Il vangelo però aspetterà, agli incroci della vita, come sempre. Non è faccenda che riguardi pochi, è cosa di molti, è pane per tutti. Sparso su cammini che nessuno sa, portato lì da qualche testimone magari inconsapevole più che dagli zelanti redattori dei catechismi ufficiali, il suo seme di umanità cresce per farsi albero carico dei frutti della giustizia e della pace, della bellezza e della compassione. Sotto quelle fronde chiunque lo voglia potrà tornare e ristorarsi, quando per lui il tempo sia maturo.
***
